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+Relazione sull'andamento economico della provincia di Sondrio - 2009

CAPITOLO 8

Agricoltura, filiera agroalimentare e prodotti tipici

statuto

Come già rilevato in precedenti edizioni della relazione economica annuale e come anticipato nel primo capitolo sul quadro riassuntivo valtellinese, negli ultimi anni la vocazione preminentemente agricola della provincia ha lasciato il primato ad altre attività quali il commercio e le altre attività del terziario.

Questo è mostrato dal Registro delle Imprese della CCIAA di Sondrio dove, se osserviamo il dato di stock, le imprese agricole registrate segnano l'andamento illustrato nella figura 8.1 con riduzione per l'ultimo anno 2009/2008 pari al 3,87%. Tale andamento, secondo diversi analisti, non necessariamente significa una contrazione del settore, ma potrebbe solo riflettere una riorganizzazione.[1]

Figura 8.1 - Imprese agricole registrate - Sondrio 2002-2009. Fonte: elaborazione CCIAA su dati Movimprese

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Si nota poi che le imprese agricole tendenzialmente sono quelle meno strutturate, dove prevale la componente di imprese individuali, pari al 94% del totale del settore mentre il 3,4% sono società di persone, come già indicato nel capitolo 3, secondo un dato identico rispetto a quello rilevato per il 2008.

Confrontando la situazione per il settore agricolo da fine 2008 a fine 2009 si osserva una riduzione delle imprese attive del 4,12%.

Se andiamo a considerare poi le classi d'età legate agli imprenditori agricoli, utilizzando la banca dati Persone di Stock View - che fornisce informazioni su tutte le persone appartenenti a sedi o unità locali non cessate e che ad ogni persona associa la prima carica ricoperta in ciascuna impresa - l'analisi ci rivela come le imprese agricole mostrino un'incidenza notevole di persone dai 50 anni in poi: il 47% da 50 a 69 anni e il 15% dopo i 70 anni. Come già anticipato nel capitolo 3, si tratta di un dato che denota la componente che potremmo definire quasi culturale del settore agricolo valtellinese: il settore agricolo nei suoi legami con l'industria della trasformazione trascende i confini locali ed è conosciuto anche all'estero, ma allo stesso tempo una porzione significativa delle imprese del settore si lega ad una tradizione tramandata da padre a figlio nelle famiglie per cui le attività vengono svolte con passione, perizia e dedizione anche come attività dopolavoro (e questo spiega infatti, come già ricordato, l'incidenza di molte imprese intestate alla componente femminile della famiglia nel settore agricolo).

La filiera agro-alimentare valtellinese, nel suo complesso, che è andata consolidandosi negli anni, permette di valorizzare i prodotti tipici di un'agricoltura radicata e le tradizioni locali ad essa strettamente collegate. I prodotti tipici valtellinesi di questo comparto sono la bresaola, i vini, i formaggi come il Bitto e il Casera, i pizzoccheri, le mele e il miele. La valenza di questi prodotti è maggiore del semplice "essere prodotto" immesso sul mercato. Infatti si tratta di prodotti che convogliano l'immagine, la specificità, la cultura e l'identità valtellinesi.

Quello dei prodotti tipici alimentari è un comparto che può evocare l'attenzione alla qualità e agire da strumento - di marketing territoriale e di promozione verso l'estero - per far conoscere sempre più la Valtellina e la Valchiavenna.

La provincia di Sondrio è una delle poche a poter vantare otto prodotti a marchio di qualità: due IGP[2] (bresaola e mele), due DOP (i formaggi Bitto e Valtellina Casera), due vini DOCG (Valtellina Superiore e Sforzato), un DOC (Rosso di Valtellina), un IGT (Terrazze Retiche) a testimonianza della ricchezza della nostra terra, che dimostra attenzione alla qualità. Valore riconosciuto e richiesto dal consumatore di oggi, sempre più attento, informato ed interessato alla sicurezza alimentare.

Per coordinare la salvaguardia e la promozione e valorizzazione dei prodotti a marchio tutelati dai vari Consorzi presenti sul territorio è stato costituito a fine 2007 il Multiconsorzio VALTELLINA CHE GUSTO!, che rappresenta per queste attività sei soggetti istituzionali con l'obiettivo di essere presente nelle manifestazioni di rilievo nel settore sotto la comune insegna del marchio territoriale "Valtellina", costruito e sviluppato per essere garanzia di autenticità, di tipicità e di qualità dei prodotti valtellinesi.

I consorzi che il Multiconsorzio rappresenta sono:

- Consorzio per la Tutela del Nome Bresaola della Valtellina;

- Consorzio di Tutela dei Formaggi Valtellina Casera e Bitto;

- Consorzio Tutela Vini di Valtellina;

- Consorzio Tutela Mele di Valtellina;

- Consorzio per la Valorizzazione e Promozione della Dop Miele della Valtellina;

- Comitato per la Valorizzazione dei Pizzoccheri della Valtellina.

Nell'ottobre 2009 è stata costituita la società consortile senza scopo di lucro GAL Valtellina scarl, che ha riunito Enti Pubblici e operatori privati, sotto l'egida di Provincia e Camera di Commercio, con il compito di gestire il Piano di Sviluppo Locale 2007-2013 approvato e cofinanziato dalla Regione Lombardia nell'ambito del Piano di Sviluppo Rurale, asse Leader. Quello valtellinese è uno dei 16 PSL approvati nell'estate 2009 da un apposito Comitato di Gestione per un importo complessivo di oltre 65 milioni di euro. Beneficiari dei contributi europei sono le "aree rurali intermedie e quelle con problemi complessivi di sviluppo".

I risultati dell'annata agraria 2008/2009

Gli effetti della crisi economica internazionale che abbiamo delineato nel primo capitolo e che ha avuto forti ripercussioni a tutti i livelli sembrano avere avuto minore impatto, pur non avendolo risparmiato, sul settore agricolo locale. Infatti, dopo i deludenti risultati delle annate 2006/2007 e 2007/2008, si è registrata una incoraggiante ripresa dovuta ad una sensibile riduzione dei costi di produzione (-12% rispetto al 2008) ed al favorevole andamento climatico. Quest'ultimo ha permesso di arrivare ad una produzione qualitativamente e quantitativamente importante e con meno attacchi da parte dei parassiti, facendo sì che si riducessero anche i costi di produzione[3].

La produzione lorda vendibile totale è stata di poco inferiore ai 70 milioni di euro con un incremento del 12,76% rispetto all'annata agraria dell'anno precedente; se alla produzione lorda vendibile si aggiungono i ricavi dell'agriturismo si superano i 78 milioni di euro con un aumento globale del 10,24% a confronto dell'anno 2008.

Dopo tre annate agrarie con produzione lorda vendibile al ribasso si sono quindi raggiunti risultati incoraggianti e in controtendenza con quelli delle altre province lombarde, penalizzate in particolare dal prezzo del latte.

Figura 8.2 - Produzione lorda vendibile - Dati 2006/2009 in Migliaia di Euro. Fonte: elaborazione CCIAA da Nota congiunturale Agricola 2009 - Camera di Commercio di Sondrio

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Produzioni vegetali

Nel 2009 le produzioni vegetali hanno inciso per il 38% sulla produzione lorda vendibile[4] e tutte hanno avuto un incremento significativo rispetto alle annate precedenti.

La figura 8.3 mostra l'andamento delle produzioni vegetali dal 2006 al 2009.

Figura 8.3 - Produzioni vegetali - Dati 2006/2009 in Euro. Fonte: elaborazione CCIAA da Congiuntura Agricola 2009 - Camera di Commercio di Sondrio

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Mele

Per le mele, che rappresentano uno dei fiori all'occhiello della produzione agricola valtellinese e per cui il 1 marzo 2010 è stato riconosciuto l'IGP da parte della Commissione Europea, l'annata 2009 si è rivelata difficile in quanto i ricavi non hanno pareggiato i costi di produzione.

Grazie al clima favorevole, la produzione è stata nel complesso più che buona, con una media per ettaro di circa 400 quintali con un incremento notevole rispetto alla produzione del 2008, che aveva avuto invece, per un clima difficile, risultati meno positivi.

Per il settore delle mele gli ordini di problemi da affrontare sono principalmente due: quelli di lotta antiparassitaria e quelli legati al prezzo delle mele per i produttori. Quanto ai primi, nel complesso sono stati effettuati 16-17 trattamenti antiparassitari pur con l'ampliata superficie di intervento della tecnica di "confusione sessuale" applicata in circa 1/3 dei meleti di Valtellina[5] e che si auspica in futuro vengano estesi a tutti i meleti.

Quanto ai secondi, con una remunerazione media stimata in €/kg 0,28 i produttori escono con un conto economico in grave perdita[6], dato che i costi di produzione sono di €/kg 0,40 (la sola raccolta incide per €/kg 0,10). Dal punto di vista economico, l'unico fattore positivo è costituito dalla vendita unificata di tre cooperative con fatturazione unica di Melavì, società agricola, cui è appunto demandata la commercializzazione del prodotto

Il crollo del prezzo deriva dalla sovrapposizione dell'offerta di mele proveniente da tre raccolti (uno risalente al 2008, e uno di mele provenienti dal Sud America, giacenze aggiunte al normale raccolto[7]) che ha portato alla diminuzione delle quotazioni di mercato con un arretramento del 20-40% rispetto ai prezzi del settembre 2008. Sembrano quindi evidenziarsi due problematiche fortemente correlate fra di loro:

- la prima legata alla distribuzione del prodotto, la cui tempistica ha coinciso con la vendita delle giacenze

- la seconda legata alla riconoscibilità del marchio e al suo debole posizionamento sul mercato, che non ha permesso di spuntare prezzi più competitivi sul mercato stesso. Sarebbero pertanto auspicabili delle iniziative legate al potenziamento del marchio in modo da posizionare il prodotto su fasce più alte di prezzo;

- una più articolata azione di promozione potrebbe permettere alle mele di Valtellina di competere meglio con altri competitor presenti sul mercato (quale ad esempio Melinda)[8]

Il grafico 8.4 sotto riporta il fatturato di Melavì dal 2005 al 2008 ripartito per cooperative; il dato complessivo per il fatturato 2009 dà come totale fatturato € 16.092.727, registrando una diminuzione rispetto al 2008.

Figura 8.4 - Il fatturato Melavì 2005-2008. Fonte: Consorzio Tutela mele della Valtellina

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Rispetto ai dati 2009, il totale commercializzato è stato di circa 280.000 quintali ed è stato distribuito secondo i seguenti canali: il 9% all'industria, il 62% nella grande distribuzione, una parte (6%) nei mercati e circa il 18% con altre forme distributive, sempre sui mercati nazionali, con una quota di vendita sui mercati esteri pari al 5,6% circa. Le qualità di mele più commercializzate sono Golden, Stark e Gala, con proporzioni diverse da Cooperativa a Cooperativa.

Nelle figure sotto riportate possiamo osservare l'andamento nella produzione di mele Golden, Stark e Gala dal 1997 al 2008.

Figura 8.5 - Andamento della produzione delle mele Golden -1997-2008. Fonte: elaborazione CCIAA su dati Consorzio tutela mele della Valtellina

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La figura mostra come la produzione di mele Golden oscilli a seconda delle condizioni climatiche registrate nell'annata, con una prevalenza di mele Golden prodotte nella Cooperativa di Tovo, sempre ben superiore ai 50.000 quintali.

Figura 8.6 - Andamento della produzione delle mele Stark -1997-2008. Fonte: elaborazione CCIAA su dati Consorzio tutela mele della Valtellina

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La figura sopra mostra l'andamento nella produzione delle mele Stark. Osserviamo che, mentre la Cooperativa di Tovo produce soprattutto mele Golden, è la cooperativa di Ponte a segnare la produzione maggiore, sia pur segnata da andamenti altalenanti a causa del clima.

Figura 8.7 - Andamento della produzione delle mele Gala -1997-2008. Fonte: elaborazione CCIAA su dati Consorzio tutela mele della Valtellina

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Le mele Gala rappresentano una produzione quantitativamente molto ridotta rispetto alle due precedenti illustrate sopra, ma in crescita in ogni Cooperativa.

Viticoltura e vini di Valtellina

L'annata viticola 2009 è stata ottima per tutta la produzione di Valtellina grazie all'andamento climatico del 2009 che è risultato più lineare delle annate precedenti con un'equilibrata alternanza di pioggia e sole, con periodi di caldo stabile e giornate soleggiate che si sono protratte per molti giorni. I due mesi cruciali di agosto-settembre, poi, hanno accompagnato i vitigni ad un'ottima produzione finale.

Non si sono registrati gli inconvenienti fitosanitari rilevati nel 2008 con attacchi virulenti di peronospora. Il numero dei trattamenti eseguiti nel 2009 è stato confermato in 9-10, compreso l'antibotritico, con riflessi positivi e concreti non solo sulla qualità dell'uva ma anche sui costi di produzione.

Si sono raggiunti livelli di produzione più che soddisfacenti con incremento - in casi particolari - fino al 40% in più rispetto all'annata precedente.

Il vino è sempre stato una delle ricchezze della Valtellina e i vini valtellinesi sul mercato rientrano fra i vini "eccellenti". In questo senso è opportuno ricordare come nel 2009 sia stato realizzato dal regista Ermanno Olmi un documentario dal titolo "Rupi del vino", dedicato al mondo dell'enologia di montagna, della Valtellina, "dove l'uomo ha graffiato la roccia" per strappare al monte il terreno minimo per coltivare ma sufficiente ad impedire alla montagna di cadere giù. E' un documentario dedicato a Mario Soldati e che si ispira al suo "L'avventura in Valtellina". L'intento del documentario è quello di sensibilizzare sulla necessità di sopravvivenza della viticoltura in Valtellina e la salvaguardia di quelle sapienze antiche che includevano il rispetto della natura e la cura del territorio. Su questa linea è chiaro che il documentario di Olmi è stato realizzato anche per essere presentato alla Commissione dell'Unesco per giudicare dell'inserimento dei terreni vitati valtellinesi del versante retico nei patrimoni dell'Umanità.

Per valorizzare i vini di Valtellina, nel 1978 è stato costituito il Consorzio per la Tutela dei Vini di Valtellina, per la valorizzazione e promozione del vino valtellinese in Italia ed all'estero come simbolo di identità locale e della tutela della cultura vitivinicola, che dal 1997 include tutte le case ed aziende vinicole della provincia di Sondrio. Si tratta dell'unico consorzio italiano con due D.O.C.G.[9] coincidenti per territorio e vitigno, sul Valtellina Superiore e sullo Sforzato di Valtellina.

La viticoltura a Denominazione di Origine in Valtellina comprende circa 800 ettari vitati iscritti all'Albo dei Vigneti (in totale un migliaio), che portano a una produzione media di uva di 4.400 tonnellate e ad una produzione media di 30.000 ettolitri di vino 33.333 nel 2009, a fronte di un totale di circa 50.000 ettolitri.

Nel 2009 il comparto vitivinicolo ha realizzato un giro d'affari poco sotto i 30 milioni di euro. Le attività viticole, nelle quali operano in Valtellina circa 2 mila coltivatori, possono beneficiare di condizioni climatiche ottimali e di terreni adatti alla coltivazione di particolari vitigni che si accompagnano all'esperienza sviluppata e competenza tramandata nei secoli dai coltivatori e produttori.

Per le attività vinicole, di trasformazione, si rilevano circa trenta imprese, fra le quali solo poche superano la piccola dimensione. Si noti che in alcuni casi l'impresa viti-vinicola si configura come una struttura verticalmente integrata dove la coltivazione dei vigneti è associata alla produzione, all'imbottigliamento e alla commercializzazione dei vini. La tabella seguente mostra i dati relativi al numero di bottiglie sul mercato e alla variazione 2004 - 2008 -2009.

Figura 8.8 - Produzione di vino in Valtellina; bottiglie sul mercato (in migliaia). Fonte: Consorzio Tutela Vini di Valtellina

 

2004

2008

2009

N

%

N.

%

N.

%

Valtellina superiore DOCG

1703

59,7

1676

56,2

1558

56,59

Valtellina e IGT

769

27

947

31,7

1126

40,9

Sforzato di Valtellina

380

13,3

359

12

169

2,51

Totale

2852

100

2984

100

2753

100

Secondo i dati forniti dal Consorzio, per quanto riguarda la vendita sul mercato, circa il 45% dei vini valtellinesi viene venduto in provincia, il 35% viene immesso sul mercato nazionale e infine circa il 20% viene esportato, in particolar modo in Svizzera. In questo ambito, sarebbe opportuno valorizzare il consumo in loco sia da parte dei residenti, sia da parte dei turisti; per quanto riguarda la presenza sui mercati esteri, la quota di prodotti esportati rimane comunque significativa. Un elemento importante per lo sviluppo del settore vitivinicolo, fra gli altri, è quello della formazione e sviluppo del capitale umano adibito alla gestione e sviluppo del patrimonio vitivinicolo della provincia di Sondrio[10].

Pere

Le pere hanno un'importanza del tutto marginale nell'economia frutticola valtellinese e soffrono degli stessi problemi presentati sopra per i produttori di mele poiché i costi di produzione superano i ricavi.

La produzione delle pere è effettuata quasi per intero da frutticoltori elvetici e tutta la produzione viene esportata in Svizzera. Complessivamente nell'annata considerata si sono prodotti 3.000 quintali con produzione lorda vendibile di € 87.000,00.

La tabella in figura 8.9 riassume le variazioni 2009/2008 di produzione lorda vendibile per il settore delle produzioni vegetali.

Figura 8.9 - Produzioni vegetali - Dati 2008/2009 in Euro. Fonte: Congiuntura Agricola 2009 - Camera di Commercio di Sondrio

 

2008

2009

Var. %

Mele

€ 10.666.136,25

€ 11.200.000,00

5,01%

Vite

€ 9.977.850,00

€ 13.230.000,00

32,59%

Pere

€ 47.300,00

€ 87.000,00

110,7%

Kiwi

€ 104.000,00

€ 135.000,00

29,81%

Ortaggi

€ 932.950,00

€ 986.235,00

5,71%

Patate

€ 813.400,00

€ 933.200,00

14,73%

Totale

€ 22.541.636,25

€ 26.571.435,00

17,88%

Il comparto vegetale è minacciato da calamità nuove, la Diabrotica per il mais coltivato nel fondovalle e i cinghiali che, nella fascia di territorio fra Ardenno e Buglio in Monte, in Valchiavenna e nell'alto Tiranese, creano danni soprattutto al terreno costringendo gli imprenditori a lavori di ripristino del suolo.

Produzioni animali: latte e formaggi

Le produzioni di origine animale nell'annata considerata rappresentano il 61,91% della produzione lorda vendibile. La figura 8.10 mostra l'andamento delle produzioni animali nel periodo 2006/2009. Si osserva in particolare l'aumento di quasi il 10% dell'ultima annata rispetto alla precedente, in netta controtendenza a confronto dei dati ottenuti su tutto il territorio lombardo a seguito soprattutto della penalizzazione del prezzo del latte.

Figura 8.10 - Produzioni animali - Dati 2006/2009 in Euro. Fonte: Congiuntura Agricola 2009 - Camera di Commercio di Sondrio

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Il latte rappresenta il 41,85% della produzione lorda vendibile provinciale ed è l'elemento portante su cui si regge l'economia agricola provinciale grazie anche alla consolidata base strutturale cooperativa del settore lattiero-caseario che dà ai produttori di latte una remunerazione più alta rispetto a quella media lombarda.

I produttori di latte della provincia di Sondrio si appoggiano infatti principalmente a tre cooperative che hanno caratteristiche strutturali, comportamentali e di "performance" tali da far pensare ad un futuro cooperativo per l'agricoltura valtellinese. Tali cooperative, poi, di fatto garantiscono il prodotto assicurando la completa tracciabilità di filiera, riducendo la distanza tra produzione e consumo e dando sicurezza alimentare. Inoltre, la cooperazione con filiera corta risulta vantaggiosa nel settore lattiero caseario come pure in quello frutticolo permettendo di presentarsi con un solo marchio: Valtellina, portando così anche ad una maggior forza contrattuale. Per valorizzare ancor più l'opera delle cooperative è indispensabile, da parte dei produttori conferenti, ottimizzare qualità e quantità dei foraggi aziendali per poter consegnare un latte con caratteristiche organolettiche adeguate sotto l'aspetto tecnico, economico e qualitativo. Relativamente all'importanza della "filiera corta" si ricorda anche la costituzione dell'Associazione per la gestione dei mercati contadini in provincia di Sondrio che ha lo scopo di valorizzare i prodotti del territorio attraverso la vendita diretta, per incrementare i redditi dei produttori e mettere a disposizione dei consumatori prodotti valtellinesi, di qualità, a prezzi moderati.

Dal punto di vista dell'analisi poi, si rileva un discreto aumento della produzione lorda vendibile del latte caprino (+7% circa rispetto all'anno precedente), mentre si rileva ulteriore flessione per la produzione lorda vendibile di carni bovine (-5,75% rispetto al 2008) e una sostanziale scomparsa dell'allevamento degli equini e mercato di carne equina, in particolare in Valchiavenna.

Alle tre cooperative che operano nel comparto lattiero-caseario (Latteria Sociale di Chiuro, Latteria Sociale di Delebio e Colavev) si deve la produzione di due dei formaggi tipici della Valtellina: il Casera e il Bitto, tutelati dal 1995 dal Consorzio per la Tutela dei Formaggi Valtellina Casera e Bitto. Infatti, i due formaggi dal 1996 hanno ottenuto il riconoscimento DOP, Denominazione di origine protetta. Il Consorzio di tutela e valorizzazione dei due formaggi e le azioni promozionali rivestono un ruolo importante per sostenere le realtà produttive consentendo di mantenere la produzione anche attraverso una remunerazione del latte significativamente più alta della media lombarda e nazionale, come già indicato sopra. Il ruolo del consorzio è quello di tutelare la qualità e proteggere dalla contraffazione.

Circa il 90% del Casera viene prodotto dalle tre cooperative. Anche secondo l'analisi effettuata in "Innovare con le imprese", i due formaggi si differenziano dal punto di vista delle quantità prodotte e da quello del posizionamento sul mercato. Il Casera è prodotto in quantità maggiori: nel 2009 ne sono state marchiate più di 186.000 forme per 1.400 tonnellate. Viene commercializzato a livello regionale ed anche fuori: Veneto, Liguria e Piemonte. Il Bitto è prodotto in quantitativi minori: nel 2009 ne sono state marchiate oltre 20.000 forme per 264 tonnellate; viene venduto per lo più a livello regionale e su canali di distribuzione specializzata per il fatto di essere formaggio più di nicchia e per un target di consumatori più specifico.

Figura 8.11 - Formaggio Casera. Fonte: Ctcb

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

Produzione (tonnellate)

1.426

1.500

1.370

1.350

1.280

1.360

1.400

N. forme

167.838

185.452

182.976

180.126

171.393

181.483

186.549

Latte utilizzato per la produzione (tonnellate)

16.399

17.250

15.755

15.525

14.710

15.100

15.545

 

Figura 8.12 - Formaggio bitto. Fonte: Ctcb - i dati includono solo le forme marchiate a fuoco e commercializzate come DOP.

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

Produzione (tonnellate)

270

350

340

310

275

290

264

N. forme

21.280

27.559

26.130

23.955

21.199

22.433

20.314

Latte utilizzato per la produzione (tonnellate)

2.700

3.500

3.400

3.100

2.750

2.900

2.640

 

Nel 2009 rispetto all'anno precedente il dato delle forme marchiate a fuoco per il Valtellina Casera è aumentato (+2,79%), mentre per il Bitto è diminuito (-9,45%). Il Valtellina Casera ha mantenuto una buona posizione sul mercato. Il calo delle marchiature a fuoco per il Bitto sono riconducibili a tre motivi: leggera diminuzione degli alpeggi monticati; differenziazione della produzione in alpeggio (in alcuni alpeggi la produzione del Bitto è stata alternata alla produzione di formaggio non a marchio), maggior rigore nella marchiatura a fuoco attuata dal Consorzio per garantire il massimo livello qualitativo del prodotto DOP.

La bresaola

La bresaola rappresenta uno dei principali motivi d'orgoglio della produzione agro-alimentare valtellinese, dalla forte connotazione identitaria e nel 1998 ha ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) dell'Unione Europea, al fine di tutelare la tradizione artigiana e la conformità alle norme vigenti. Il "Consorzio per la tutela del nome Bresaola della Valtellina" è stato costituito nel 1998 a questo scopo ed è riconosciuto anche dal Ministro delle Politiche Agricole. Raccoglie le quindici principali imprese del settore della bresaola che insieme assorbono oltre 1.000 addetti tra occupazione diretta e indiretta. Osservando la composizione del comparto, si individua la presenza di un'impresa leader[11], con un fatturato superiore ai 120 milioni di Euro, un secondo player con fatturato intorno ai 50 milioni di Euro e un gruppo di altri produttori di buone dimensioni. Inoltre, accanto alle imprese riunite nel Consorzio opera almeno un'altra ventina di realtà locali di piccola e piccolissima dimensione.

Quanto alla produzione della bresaola IGP in Valtellina, la tabella seguente riassume le produzioni dal 2004 al 2009 attestandosi al di sopra delle 10.000 tonnellate l'anno per un prodotto che a livello nazionale occupa circa il 2% del mercato degli insaccati.[12] Secondo i dati sul quadro economico forniti dal Consorzio, nel 2009 la produzione di Bresaola della Valtellina IGP è stata pari a 11.250 tonnellate di bresaola IGP a partire da un totale di materia prima di 30.000 tonnellate per un valore franco stabilimento pari a 190 milioni di Euro (ed un giro d'affari totale pari a circa 300 milioni di Euro). Si è registrato nella produzione un notevole incremento (+14,28%) rispetto all'anno precedente.

Figura 8.13 - La produzione di bresaola IGP in Valtellina. Fonte: Consorzio Tutela del nome Bresaola della Valtellina

Tonnellate

Var. %

2004

9837

...

2005

10.913

10,9

2006

10.957

0,4

2007

11.500

5,0

2008

10.000

-13,0

2009

11.250

+14,28

 

La bresaola è stata prodotta nei seguenti tagli: 93% punta d'anca, 4% sottofesa e 3% magatello, mentre la quota di Bresaola della Valtellina certificata IGP costituisce circa il 60% dell'intera produzione di bresaola.

La Bresaola della Valtellina è commercializzata per il 72% come prodotto da taglio sia nel formato sottovuoto che in rete. Ma è il preconfezionato in vaschette multiformato in atmosfera protettiva che, in considerazione delle rilevate tendenze del mercato, sempre più orientate verso l'acquisto di prodotto fresco, igienicamente sicuro e al tempo stesso pronto al consumo, registra una crescita costante e decisa rappresentando il 28% del venduto con un +2,53% rispetto al 2008. La figura sotto mostra l'andamento della produzione di bresaola IGP per tipologie di confezionamento.

Figura 8.14 - Bresaola della Valtellina IGP - Confronto tipologie di confezionamento. Fonte: Consorzio Tutela del nome Bresaola della Valtellina

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Riguardo ai canali di vendita, la bresaola viene commercializzata principalmente nella Grande Distribuzione Organizzata, per la maggior parte, ma anche la vendita all'ingrosso e la ristorazione e ancora i negozi specializzati e la vendita al dettaglio. Per quanto riguarda invece i rapporti con l'estero la bresaola viene oggi commercializzata in diversi Paesi Europei (Svizzera, Regno Unito e Germania in primis) con crescita nei Paesi del Sud Est Asiatico ed una crescita di interesse anche nei Paesi islamici. E' importante ricordare che l'approvvigionamento della materia prima - le carni per la produzione della bresaola - avviene dall'estero. Le mucche valtellinesi sono soprattutto lattifere e non in grado di fornire per quantità e qualità le carni necessarie per la produzione. Le carni vengono importate per il 50% dall'Europa (soprattutto Germania, Regno Unito, Francia e Irlanda), mentre la restante parte proviene dal Sud America e soprattutto Brasile e Argentina. I dati del Consorzio rivelano che nel 2009 l'export rappresenta il 12,3% in quantità con oltre 2.200 tonnellate di prodotto, per un valore di oltre 37 milioni di euro. I partner commerciali più importanti rimangono la Svizzera e, in UE, la Germania, la Francia e il Regno Unito.

Le problematiche per l'industria della bresaola riguardano in particolare l'approvvigionamento di materia prima, condizione che determina la qualità del prodotto e la tutela del marchio. Strettamente connessa è la problematica della tracciabilità delle carni importate che rappresenta una necessità ed una garanzia per le aziende produttrici che possono così essere sicure che quanto descritto nei documenti di importazione è effettivamente conforme alla realtà.[13]

Apicoltura e miele

Il comparto apistico è importante in Valtellina, è seguito ed indirizzato dall'Associazione apicoltori e si avvale anche del supporto scientifico della Fondazione Foianini: nei circa 7.500 alveari, di cui 5.998 ufficialmente registrati presso l'ASL, nell'annata che stiamo analizzando - rivelatasi più che buona dal punto di vista qualitativo e quantitativo - si sono prodotti più di 2.400 quintali di miele (prezzo medio di vendita €/Kg 5,50) che, con i prodotti secondari, hanno sviluppato una produzione lorda vendibile di oltre 1.300.000,00 euro, per 321 aziende socie dell'associazione per un comparto ancora caratterizzato da modeste forme di strutturazione.

Nonostante i buoni risultati di produzione, il lavoro degli apicoltori è diventato difficoltoso con l'arrivo della "Varroa" un acaro parassita proveniente dal sud-est asiatico per cui è necessaria la disinfestazione degli alveari.

Azioni di marketing mirato con investimenti di risorse da riportare alla scala produttiva potrebbero permettere un consolidamento del settore stesso.

Pizzoccheri

Fra i prodotti tipici non può mancare poi la produzione di pizzoccheri, ma anche di altre tipologie di paste alimentari, che vanta una lunga tradizione in Valtellina e Valchiavenna. Nel 2002 è stato istituito il "Comitato per la Valorizzazione dei Pizzoccheri della Valtellina" con lo scopo, tra le altre cose, di ottenere l'IGP e di aiutare le imprese produttrici negli aspetti legati alla tracciabilità e certificazioni richieste. Anche nel corso del 2009 la produzione - vendita di pizzoccheri, se consideriamo il prodotto secco ed il prodotto fresco, si è mantenuta sullo stesso totale degli anni precedenti. La tendenza riscontrata è che aumenta la quota percentuale dei pizzoccheri freschi a discapito di quelli secchi. Si registra un aumento delle vendite in Paesi quali USA, Canada, Australia, Giappone.

Agriturismo

Il comparto, che da attività marginale è diventato negli ultimi anni una professione e permette di diversificare la produzione e di far apprezzare tutti i prodotti agroalimentari di Valtellina e Valchiavenna, ha risentito della crisi economica e ha subito un arretramento pari al 6,5% rispetto all'anno precedente a livello globale, anche se la percezione della vera e propria flessione da parte degli operatori si è avuta soprattutto nel periodo estivo (agosto). La rete degli agriturismi, se opportunamente sviluppata in sinergia con la filiera agroalimentare e turistica, può offrire interessanti profili di crescita verso una sempre maggior integrazione di filiera.

Figura 8.15 - Agriturismo - Dati 2006/2009 in Euro. Fonte: elaborazione CCIAA da Congiuntura Agricola 2009 - Camera di Commercio di Sondrio

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Costi di produzione

I costi di produzione, che erano cresciuti negli ultimi tre anni, sono diminuiti in termini consistenti (-13% rispetto al 2008), grazie alla riduzione del costo dei mezzi di produzione e all'impiego di minori quantità di materie prime.

L'unico fattore di produzione che ha fatto registrare un aumento di prezzo è stato il fieno, rincarato di quasi il 20% rispetto all'annata agraria dell'anno precedente. Per i fertilizzanti si è riscontrata una contrazione del 6,50%; per gli agrofarmaci l'arretramento è stato pari al 37% circa per il diminuito numero di trattamenti antiparassitari nei vigneti come nei meleti; per gli alimenti zootecnici il risparmio ha inciso per l'11% soprattutto per il minor prezzo del mais; l'apice della caduta dei prezzi si è verificato tuttavia per i prodotti energetici con flessione del 41% per il gasolio e del 37% per la benzina, secondo i riflessi della crisi economica ed andamento energia e materie prime già descritto nei capitoli 2 e 4.

Valore aggiunto

Il Valore aggiunto[14] è di fatto tornato ai livelli dell'annata agraria 2004/2005 grazie a :

- aumento della produzione lorda vendibile dei vegetali

- aumento della produzione dei prodotti animali

- accentuato ridimensionamento dei costi di produzione

Tuttavia, il valore aggiunto per le mele è per la prima volta negativo.

Il valore aggiunto a livello globale è stato di €38.043.360,00 (nel 2004-2005 € 38.690.839) con il sorprendente aumento del 48% rispetto all'annata agraria precedente in cui € 28.990.016 avevano rappresentato il valore aggiunto più basso degli ultimi cinque anni.

Credito agrario

La crisi economico-finanziaria ha comportato una sensibile riduzione nel costo del denaro, come menzionato nel capitolo specifico sul credito, cui si rimanda anche per approfondimenti sull'attività del Consorzio Fidi regionale. Di conseguenza, le imprese agricole hanno potuto affrontare investimenti per l'ammodernamento ed il miglioramento produttivo delle strutture a condizioni più vantaggiose che in passato. E'stato presentato infatti un discreto numero di richieste di finanziamento alla Regione Lombardia per i "Piani di Sviluppo Rurale 2007-2013" con contributi in conto capitale, e, nei casi più importanti, con contributo in conto interessi.

 

Dallo Statuto Comunitario: valorizzazione ed innovazione nell'agroalimentare

L'innovazione rappresenta sempre un motore di sviluppo e lo è ancora di più quando ci si trova in un momento di crisi economica come quello attuale. Anche lo Statuto Comunitario per la Valtellina incardina l'opportunità di combinare tradizione ed innovazione, identità e progettazione, già categorie tipiche della Comunità Valtellinese[1] e "promuove l'armonica valorizzazione delle

risorse naturali, umane, fisiche e finanziarie del territorio nonché la convergente iniziativa dei diversi settori economici: dall'agro-alimentare al turismo, all'artigianato e alle molteplici e peculiari vocazioni produttive delle piccole e medie imprese, finalizzata alla costruzione di un'area integrata di qualità"[2].

In questo senso ed all'interno di questo quadro di riferimento diventa opportuno pensare a linee di sviluppo orientate ad un pieno sfruttamento delle opportunità offerte dall'innovazione, sia a livello di singola filiera sia per tutto il comparto, rispondendo alla necessità di integrazione di filiera, emersa anche a seguito dell'indagine svolta sul campo nel 2009 per l'elaborazione del lavoro "Innovare con le imprese", dove, nel quadro dello Statuto Comunitario, vengono evidenziati punti di forza e di debolezza del comparto per singola filiera e elaborate proposte d'intervento, per le quali l'azione in sinergia in ottica di sistema e la ricerca ed il consolidamento di partnership risulta essenziale.

Le proposte vanno da attività di formazione, educazione e sviluppo del capitale umano, al supporto alla ricerca, secondo quanto già offerto dalla Fondazione Fojanini e per attività legate alla tracciabilità degli alimenti - secondo quanto anche già avviato presso il Polo Tecnologico - a percorsi di internazionalizzazione innovativi e strutturati, nel quadro del multi consorzio, per rafforzare l'intero settore nei suoi link anche con il turismo e l'enogastronomia, preparando la possibilità di sfruttare al meglio eventi come l'EXPO del 2015[3].

*

NOTE

  • [1] Nella considerazione della filiera agroalimentare si fa riferimento anche all'analisi effettuata in"Innovare con le imprese - Valtellina profili di Sviluppo", op. cit.; per i dati sull'agricoltura: Nota Congiunturale Agricola 2009-CCIAA Sondrio

    [2]IGP- indicazione geografica protetta- indica un marchio di origine attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali la qualità è legata all'origine geografica

    [3] Queste notazioni, tuttavia, valgono a livello generale ma si applicano meno in Valchiavenna dove si risente ancora del risultato negativo delle due annate precedenti e non si applicano per i frutticoltori e produttori di mele in particolare, che devono sostenere costi più alti dei ricavi.

    [4] Per il 33,85% del volume globale se viene incluso il fatturato dell'agriturismo

    [5] Nei meleti di Ponte in Valtellina, nonostante l'esercizio della "confusione sessuale", si è subito un attacco finale di Cidya per esaurimento dell'effetto dei prodotti, con perdita di quasi il 20% della produzione.

    [6] Il dato finale sarà comunque legato alla fase di liquidazione che potrà definirsi solo a vendite ultimate.

    [7] Nota Congiunturale Agricola 2009 -Camera di Commercio di Sondrio

    [8] Cfr anche A. Quadrio Curzio, G.Cainelli, M. C. Cattaneo " Innovare con le imprese - Valtellina. Profili di sviluppo", op. ct., capitolo 3

    [9] DOCG: La Denominazione di Origine Controllata e Garantita è un marchio di origine che indica al consumatore l'origine geografica di un vino.

    [10]Cfr. A. Quadrio Curzio, g. Cainelli, M.C. Cattaneo "Innovare con le imprese - Valtellina. Profili di sviluppo", op. cit. capitolo 3-4; proposte di intervento agroalimentare

    [11] Oggetto di un processo di partnership ed acquisizione nel corso del 2008/2009

    [12] Cfr. A. Quadrio Curzio, g. Cainelli, M.C. Cattaneo "Innovare con le imprese - Valtellina. Profili di sviluppo", op. cit., capitolo 3

    [13] Cfr. A. Quadrio Curzio, G. Cainelli, M.C. Cattaneo "Innovare con le imprese - Valtellina. Profili di sviluppo", op. cit., capitolo 3-4

    [14] Il valore aggiunto è calcolato al lordo delle spese per la remunerazione del lavoro fornito in azienda, dei canoni di affitto di terreni e alpeggi, delle quote di ammortamento manutenzione e assicurazione di fabbricati e macchine, del costo della lavorazione, delle spese per la tenuta della contabilità fiscale e quote associative, degli oneri finanziari e rate di mutui e prestiti e delle varie spese di piccola entità

    Dallo Statuto Comunitario: valorizzazione ed innovazione nell'agroalimentare

    [1] Cfr A. Quadrio Curzio, G. Merzoni "Lo Statuto Comunitario per la Valtellina. Un progetto per la sussidiarietà", op. cit., pag. 26

    [2] Ibidem; pag 31

    [3] A.Quadrio Curzio, G. Cainelli, M.C. attaneo, " Innovare con le imprese - Valtellina. Profili di sviluppo", pag 139